È con grandissimo piacere che accolgo e condivido con voi la testimonianza di Ileana Salvador, che ha avuto l’onore di essere una delle tedofore per le Olimpiadi Milano-Cortina. Un’italiana in Svezia’, una di noi, che ha vissuto questo straordinario privilegio e questa grande emozione anche nella veste di ex campionessa mondiale. Grazie di cuore, Ileana, per averci raccontato questo momento così speciale.
Marilinda Landonio

Quando mi hanno inviato la prima comunicazione che sarei stata tedofora, confesso di essermi commossa. Per un ex atleta poter portare la torcia olimpica è forse il riconoscimento più importante che si possa avere, è una sorta di coronamento della propria carriera sportiva.
Portare il “Fuoco di Olimpia” nel suo lungo viaggio iniziato dalla Grecia dove tutto ha avuto origine, verso le Olimpiadi che si svolgeranno in parte nella mia terra il Veneto, ha assunto un doppio significato per me. E’ stato un onore essere la testimonial e l’ambasciatrice dei valori olimpici sportivi ed universali, che sono sempre stati anche i miei di atleta, quali il rispetto inteso come rispetto dell’avversario, la lealtà intesa come gareggiare senza imbrogli di sorta, l’amicizia tra i popoli, la dedizione, la pace che comprende anche l’inclusione e che in questo contesto mondiale così travagliato e contorniato da guerre assume un significato particolare.
All’inizio mi era stata proposta la città di Treviso oppure Venezia. Ho chiesto io di essere dirottata verso San Donà di Piave dove ho vissuto prima di trasferirmi in Svezia tra la mia gente e nella cittadina dove si è svolta la mia “storia atletica” e dove tuttora vive anche mio figlio Giulio il quale si è sentito un sandonatese orgoglioso di avere la madre tedofora.
Probabilmente sono stata l’unica atleta italiana proveniente dall’estero a portare la torcia olimpica e nel mio piccolo spero di essere stata motivo di orgoglio per la comunità italiana che vive in Svezia nonché per il Ministeri Affari Esteri e della Cooperazione essendo io un membro dell’Ambasciata Italiana a Stoccolma. Per “scaramanzia” ho comunicato la notizia al nostro Ambasciatore Michele Pala soltanto il giorno prima di partire il quale era molto entusiasta di avere una tedofora nel proprio staff anche perché la nostra Ambasciata con l’Istituto Italiano di Cultura aveva in precedenza svolto delle attività per la promozione dei giochi Olimpici di Milano Cortina 2026.
La sera prima di portare la torcia mi sono sentita più tesa di quando da atleta mi preparavo mentalmente per le gare internazionali dell’indomani poiché ero cosciente che sarebbe stato un “gesto breve” ma potentissimo. Ricevere il fuoco dal precedente tedoforo, portare la fiaccola tra la folla ed accendere quella del tedoforo successivo, è stata un’emozione indescrivibile. Il primo tedoforo è partito dal Comune di Musile di Piave ed ha attraversato il Ponte della Vittoria sopra il Piave fiume storico della grande guerra per passare il testimone ad un altro che l’attendeva a San Donà di Piave. Io ho atteso il mio turno davanti al Duomo in Piazza Angelo Trevisan. Durante il cammino percepivo una sorta di comunione con la gente: stavo portando dei messaggi universali importanti nonché la fiaccola che avrebbe acceso le Olimpiadi Italiane.

E’ stato un bagno di folla, più di 10.000 persone erano presenti a San Donà di Piave. Nemmeno durante le mie gare internazionali mi era capitato di vedere così tanta gente lungo il percorso. Tra la folla anche molte scolaresche. Vedere soprattutto i bambini agitare la loro bandierina italiana e i loro disegni della torcia olimpica è stato bello. Spero di essere stata per loro una fonte di ispirazione. Mentre camminavo con la torcia ho pensato: “Chissà se fra di loro ci sarà un futuro campioncino”. Mentre aspettavo il mio cambio ho fatto fatica a contenere l’entusiasmo dei bambini che volevano toccare la fiaccola. Prima di partire ci era stato raccomandato di non darla o farla toccare ad alcuno in quanto ci era stato detto: “La torcia olimpica è sacra!”
E’ stato entusiasmante portare la torcia “scortata” dalle forze dell’ordine perfino dal sindaco in bicicletta con la sua fascia tricolore e dal Corpo Dei bersaglieri. Uno di loro mi ha scritto:
“E’ stato bello marciare dietro di te”!
Non ci conoscevamo noi tedofori. La ragazza alla quale ho passato la fiamma mi ha successivamente messaggiato: “tutti mi chiedevano se fossi Ileana Salvador, così mi sono incuriosita e sono andata in google a vedere la tua storia ed ora mi sento onorata di aver ricevuto la fiamma da te”! Come lei anche altri.
Terminata la manifestazione ho speso ore ed ore a fare foto con la gente e le scolaresche. Non ho mai posato così tanto nemmeno quando vincevo le mie medaglie.
Nel portare la Fiaccola Olimpica ha provato le stesse emozioni di orgoglio e gratitudine di quando salivo sul podio.
E’ stato bello aver contribuito a “trasportare” il messaggio olimpico lungo tutto il suo viaggio ed immergermi nuovamente seppure per poco nel mio mondo sportivo e rivivere le emozioni di allora.
Le Olimpiadi specialmente ora in un mondo così frammentato hanno ancora una forza speciale e potente in quanto portatrici di messaggi universali basti pensare che ieri sera alla cerimonia di apertura dei giochi la delegazione giapponese ha sfilato con la propria bandiera ed anche con quella dell’Italia. Stupendo! Ileana Salvador
P.S “per dare a Cesare quello che è di Cesare” devo riconoscere che il Sindaco con suoi collaboratori e la Comunità di San Donà di Piave hanno svolto un lavoro eccellente nell’organizzazione e la valorizzazione di questo evento.
(Immagine del banner creata con AI)

