Luciano De Crescenzo: un altro Grande ci lascia

Di Qi124680 - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=4086828

Di Qi124680 - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=4086828

A volte, veramente sembra che, dall’altra parte, stiano preparando un qualche evento culturale di grande scala, perché capita che grandi personalità muoiano a distanza di poco tempo, ore, giorni, settimane. In questo caso…un giorno.

Ad un giorno dalla morte del padre del commissario Montalbano, Andrea Camilleri, ci arriva la altrettanto triste notizia che, Luciano De Crescenzo ci ha lasciato, all’età di 90 anni.

A livello personale, chi vi scrive era molto legato alla sua figura e spesso ripensa alle sue parole, sempre con un sorriso ed un senso di ammirazione.

Luciano De Crescenzo nasce a Napoli nel 1928, prima di intraprendere la sua vita in modo umanistico, e ricoprire ruoli quali, scrittore, regista, attore e conduttore televisivo, si è dedicato anche al lato tecnico essendo lui, ingegnere.

Il suo esordio al pubblico si ha con il libro “Così parlò Bellavista”, che divenne un caso letterario internazionale.

Al cinema ci regala i suoi film, in cui compare tutta la filosofia colta e divertente del meridione napoletano, non evitando di farci vedere ed esasperare i brutti lati di quest’ultima, uno fra gli altri è il film 32 dicembre, dove si vede il vero problema delle priorità donate a cose non necessarie, anche nella vita di tutti i giorni.

Una scena emblematica dei suoi film viene da “Cosí parlò Bellavista” in cui Riccardo Pazzaglia, con un cavallo rosso di legno, si ritrova a raccontare la stessa storia per molte molte volte, facendo una folla enorme nella piazza di un mercato di Napoli, rendendo la scena tragicomica per poi riportarla alla realtà spegnendo subito il sorriso dello spettatore.

In televisione, si devono menzionare, fra le altre cose, i suoi racconti epici, dalla trasmissione “Zeus: Gesta degli dei e degli eroi.    

Si potrebbe e si dovrebbe parlare di tutte le altre sue opere, letterarie, visive e non solo, come anche dei suoi discorsi, da quelli fatti solo per strappare un sorriso a quelli filosofici, ma questo è solo un saluto, il saluto di qualcuno che ha riso e amato la Napoli di Bellavista, il saluto di un bambino che imparava i miti classici tramite i suoi speciali in tv e il saluto di un uomo che sa che purtroppo, non c´è nessuna finestra aperta come in “Zio Cardellino” e che purtroppo il saluto è per sempre.    

Valerio De Paolis