“ITALIANI IN SVEZIA NEI SECOLI”
Giovanni Domenico Bossi (Trieste 28.7.1767 – Monaco di Baviera 7.11.1853). Pittore, miniaturista. Le
sue opere, in miniatura, particolarmente su avorio, fanno parte della tradizione veneziana.
Figlio di Maria Ferrandini e di Bartolomeo Bossi, pittore e collezionista dei disegni di Tiepolo, attivo a
Venezia, fratello di Materno Bossi stuccatore e decoratore d’interni particolarmente affermato in
Germania, nonché anch’egli – come suo fratello – collezionista dei disegni di Tiepolo.
Nato e cresciuto in zona Parrocchia di Santa Maria Maggiore a Trieste, dopo gli studi, compie la sua
formazione artistica presso l’Accademia di Venezia diretta da Giandomenico Tiepolo.
Giovanni Domenico Bossi, nel 1789 è ancora a Venezia, ma già espone, con un certo successo, a Berlino.
Presto sarà attivo in diverse città europee, da Parigi a San Pietroburgo fra le quali, Stoccolma, ricevendo
prestigiose commissioni dalle varie famiglie nobili in ogni paese.
A Stoccolma, nel 1799, diviene Membro dell’Accademia di Belle Arti e nel 1824 sarà nominato Pittore di
Corte dal Re di Svezia Carlo XIV.
Nello stesso tempo Bossi, come suo padre e suo zio, diviene un gran collezionista di disegni,
particolarmente del Tiepolo.
Si sposa e vive a lungo a Stoccolma. Il 28 gennaio 1825, ha una figlia, Maria Teresa Carolina, che andrà
in sposa al nobile Segretario Reale a Stoccarda, Carl Christian Friedrich Beyerlen.
Le prime opere del Bossi sono il “Ritratto di sua Madre”, un olio su tavola, oggi conservato a Stoccolma
nel Museo Nazionale e il “Ritratto di suo Padre”, un acquerello su avorio datato 1790, due opere dai
colori particolarmente delicati che ricordano quelle della pittrice veneziana d’un secolo avanti, Rosalba
Carriera, i cui ritratti egli ben conosceva.
Trasferitosi in Germania, nel 1794, ad Amburgo è già considerato come “pittore alla moda”, con uno stile
ricco di contrasti di chiaroscuro, una pittura, in qualche modo, influenzata dal Barocco italiano e degli
artisti inglesi come Reynolds o Gainsborough.
Ma ecco che un giorno sua moglie, improvvisamente lo abbandona e fugge in Spagna con Jan Gottlieb
Jannasch, dodici anni più grande di lui, un rinomato disegnatore e pittore miniaturista polacco
specializzato in ritratti su piccola scala, noto principalmente per essere un Membro della Massoneria e per
aver documentato alcuni famosi personaggi dell’alta società e dell’aristocrazia, come la famiglia
Czartoryski.
Allora Giovanni Domenico, nel 1796 decide d’andar a soggiornare per qualche tempo a San Pietroburgo
per poi tornare a stabilirsi a Stoccolma, dove più tardi incontrerà un altro italiano, Giuseppe Rota, pittore,
nato a Bergamo, miniaturista come lui e, come lui, particolarmente specializzato in ritratti su avorio, di
dieci anni più giovane, che sarà, anche lui, accolto come Membro a Stoccolma nella Reale Accademia
delle Belle Arti.
Nella Capitale svedese, le relazioni tra Giovanni Domenico Bossi e Giuseppe Rota divengono presto di
natura squisitamente professionale, artistica e stilistica, tanto da condividere lo stesso mercato e la
medesima cerchia di committenti d’élite. Sebbene Bossi fosse più anziano e già ampiamente affermato a
livello internazionale, l’arrivo del connazionale Rota crea un filo diretto tra la grande tradizione della
miniatura neoclassica italiana e la corte svedese.
L’interazione tra i due pittori a Stoccolma si svilupperà lungo le seguenti tre direttrici principali:
“Continuità stilistica e influenza artistica”. Gli storici dell’arte considerano Giuseppe Rota un continuatore
diretto, nella Capitale Svedese, dello stile pittorico di Domenico Bossi. I ritratti in miniatura di Rota,
infatti, sono caratterizzati da una forte espressività e da una caratteristica colorazione brunastra che
ricorda esplicitamente le opere svedesi di Bossi. Così Rota si inserirà perfettamente nel solco estetico
tracciato da Bossi, rispondendo alla grandissima domanda di ritratti della nobiltà locale.
Poi, “Passaggio di testimone alla Corte Svedese”. Tra i due artisti ci sarà una vera e propria staffetta
cronologica e di mercato: Bossi dominerà la scena svedese a cavallo tra la fine del Settecento e i primi
anni dell’Ottocento, per poi spostarsi verso altre corti europee come quella di Vienna. Rota, arrivato a
Stoccolma nel 1806, insomma, raccoglierà l’eredità artistica lasciata da Bossi dal momento che avrà
intercettato la medesima clientela aristocratica e militare svedese.
Infine, “La stessa cerchia di committenti”. Entrambi si ritroveranno a dipingere gli stessi identici volti
dell’élite della Svezia dell’epoca. Nelle collezioni dei musei svedesi e finlandesi, come il Nationalmuseum
di Stoccolma o la Finnish National Gallery, le loro opere figureranno spesso fianco a fianco, avendo
entrambi immortalato grandi dignitari, ufficiali dell’esercito e, finanche, membri della famiglia reale
svedese.
Nel 1798 Bossi esegue il “Ritratto del Professore dell’Accademia Carl Fredrik von Breda”, oggi
conservato a Stoccolma, presso la Reale Accademia di Belle Arti.
Dipinge, poi, il “Ritratto della Regina Federica” moglie del Re di Svezia Carlo XIV.
Datato Stoccolma 1800 è, ancora, il “Ritratto di Axel Gabriel De la Gardie”, Conte, Ufficiale dell’Esercito
Svedese.
È dell’anno 1808, invece, il “Ritratto della Duchessa Anna Amalia di Brunswick-Wolfenbüttel”
sicuramente eseguito durante uno dei suoi fugaci viaggi nelle corti tedesche.
Del 1809 è il “Ritratto del Principe Gustavo Vasa”, conservato a Stoccolma, presso il Museo Nazionale
dove sono raccolti trentotto lavori datati dal 1796 al 1815, provenienti per la maggior parte dalla
Collezione Hjalmar Wicanders Miniatyrsamling, una delle più importanti e prestigiose collezioni al
mondo di ritratti in miniatura, custodita ed esposta all’interno della “Treasury”, ovvero “Stanza del
Tesoro”.
Quando Carolina, dopo la morte di suo padre, erediterà i disegni del Tiepolo, questi andranno a costituire
la Collezione Bossi-Beyerlen che, nel marzo del 1882, sarà venduta all’asta a Stoccarda, per andare, poi,
dispersa.
Bossi, con i suoi particolari e curati lavori, influenza i ritrattisti svedesi suoi contemporanei, come Maria
Wilhelmina Krafft, Jacob Axel Gillberg o come Johan Erik Bolinder.
Nel 1812 passa per Pietroburgo. Qui, subito nominato “Pittore di Corte” ritrae alcuni nobili e lo Zar
Alessandro I. Passa un periodo a Parigi, poi a Venezia, quindi a Monaco di Baviera e, infine, insieme a
sua moglie, a Vienna.
Qui la sua sposa muore prematuramente nel 1820.
Nel 1821, a 53 anni, egli sposa per la seconda volta con una donna di nome Therese.
Nello stesso anno dipinge il “Ritratto della Moglie” che oggi è conservato nella galleria dell’Accademia di
Vienna.
Nella Capitale austriaca gli nascono le due figlie Clotilde, morta a un anno, nel 1823 e Carlotta, pittrice e
cantante, che sposerà Karl Beyerlen funzionario a Stoccarda.
Nel 1834, insieme con la moglie e la figlia, intraprende un viaggio in Germania fino ad Amburgo e nel
1836 è in Italia.
Nel 1841 compra una casa a Monaco di Baviera, ma qui, all’età di 87 anni, muore.
Sua moglie, rimasta vedova, decide di andar a vivere in casa della figlia e di suo marito, così lascia
Monaco di Baviera e si trasferisce a Stoccarda.
Nel 1917 a Monaco verrà posta in vendita, dagli eredi, l’intera collezione dei quadri di Bossi, il cui elenco
può essere ricostruito dalla somma delle opere descritte nei vari cataloghi delle vendite, dal catalogo
manoscritto presso l’Archivio Svedese dei Ritratti a Stoccolma, dove sono elencate le opere di proprietà
privata in Svezia, dal catalogo conservato nel Museo Nazionale di Stoccolma, oltre che dai cataloghi
relativi alle diverse mostre.
Alberto Macchi
Fonti e bibliografia:
Google Libri
Wikipedia
Istituto della Enciclopedia Italiana Giovanni Treccani
Bernardo Falconi e Bernd Pappe: Domenico Bossi, 1768 – 1853. Da Venezia al Nord Europa. La carriera di un maestro del
ritratto in miniatura. Verona, Scripta edizioni, 2012, p. 203.
Paul Maucher: Alphabetic Register of House Owners 1849-1851 Archiviato il 6 marzo 2009 in Internet Archive, pag. 6.
Master Drawings London 2007, Graffiti Summer 2007, page 13.

