Come sappiamo tutti, la Cucina Italiana è stata proclamata dall’UNESCO patrimonio immateriale dell’umanità.
Una della ragioni di questo importante riconoscimento è stato il profondo legame degli italiani con le identità gastronomiche locali e le tradizioni. E questa identità si manifesta anche nei cognomi che spesso in maniera diffusa in tutta Italia sono legati al mondo enogastronomico. Andando ad approfondire questa realtà ho scoperto delle cose interessanti sia in Italia che in Svezia.
In Italia i cognomi legati al cibo sono comuni e derivano oltre che dal nome del cibo stesso anche da soprannomi di abitudini alimentari e da mestieri vicini al mondo contadino e commerciale.
Non posso dimenticare una imbarazzante importante cena di lavoro con i signori Porro e Coniglio e la mia collega che prima di ordinare coniglio alla salsa di porro non fece di meglio che chiedere scusa in anticipo come se si sentisse in colpa. E partendo da quel ricordo ho cercato di orientarmi nella selva dei cognomi italiani.
Ci sono 695 famiglie Tavola principalmente in NordItalia, ma solo 100 Alimenti concentrati tra Napoli, Gaeta e Foggia. Spaghetti invece compare solo 22 volte. Abbiamo circa 6000 famiglie Miele. Pizza esiste principalmente in Campania. Particolare è la origine di Mangia. La prima documentazione ufficiale del cognome è a Firenze nel 1274. A Siena la torre del palazzo comunale si chiama Torre del Mangia perché il campanaro Giovanni di Balduccio era noto per i suoi vizi gastronomici che gli valsero il soprannome di Mangiaguadagni abbreviato in Mangia. Ed ora 761 famiglie si chiamano Mangia. Che poi si allarga a Mangiagalli o, specialmente in Sicilia, a Mangiameli . E dal latino manducare cioè mangiare, ci sono varie famiglie che si chiamano Manduca compreso il proprietario della splendida pasticceria a Roma dove faccio sempre colazione quando sono là.
Si trovano Ricciarelli di gustosa memoria, Gelati ma solo due Panettoni stranamente al sud mentre al Nord ci sono 424 Panattoni. E uno in Svezia. Infatti Panattoni è anche l’insegna di un magazzino che si vede ai bordi dell’autostrada verso Enköping. Poi ci sono frutta e verdura come Fagioli, Cipolla o Cipollone, Melone, Pera che diventa anche Peretti o Peroni, Porro, Fico che si trasforma anche in Fichera, Zucca, Zucchetti e Zucchelli.
E poi il tanto comune Colombo in Lombardia, Passero, Piccione, Vacca e Coniglio. E non dimentichiamo Agnelli. E poi ci sono i mestieri: Olivaro, Olivieri, Vinaio, Divino, Farina, Farinelli, Panetta, Caciari. E poi Bevilacqua e Bevilatte. E il caro Manzoni? Viene da Manzo naturalmente insieme a Manzetti, Manzon, Manzulli. E si potrebbe continuare e continuare unendo l’amore per il cibo e l’estrema diversità regionale ove ogni piatto racconta un territorio ed ogni cognome racconta una storia.
E la Svezia.
Qui è tutto più facile. I cognomi che richiamano direttamente il cibo o le bevande sono rari, poiché la maggior parte dei cognomi non patronimici derivano da elementi naturali o da professioni. Il sistema dei cognomi svedese si basa storicamente su patronimici come è il caso, per fare un’esempio, del più comune cognome svedese, Andersson, il figlio di Anders.
C’è un patronimico però che richiama il cibo ed è Matson con ben 18209 famiglie. Esistono però diversi nomi legati alla produzione alimentare, all'agricoltura e a ingredienti naturali commestibili. Troviamo i Bager, i Möller, i Fiskare, i Bonde rispettivamente panettiere, mugnaio, pescatore e contadino.
E poi molti cognomi ornamentali che combinano termini legati alla terra e alle piante da frutto come Åker che significa campo coltivato e si trova in composti come Åkerlund o Åkerson.. Molti svedesi portano cognomi che richiamano la flora, che include elementi del cibo spontaneo dei boschi come Apelgren che è composto da melo e ramo e Lundgren o Lindgren che contengono riferimenti a rami o boschetti di alberi che possono produrre frutti o bacche. L’alloro, Lager, compare in Lagerquist e Lagergren. Kvarnström richiama kvarn, il mulino ed indica la vicinanza alla produzione di farina mentre Häggström si riferisce al ciliegio selvatico, i cui frutti venivano usati per liquori o marmellate.
In definitiva in Svezia c’è un’approccio più pratico ed utilitaristico e più legato alla natura come è nello spirito degli abitanti di questo paese.
Massimo Apolloni
Fonti:
Articolo L’Italia del cibo nei cognomi da Civiltà della Tavola Gennaio
2026 Accademia Italiana della Cucina
(immagine creata con AI)

